SMETTETELA. CON LE IDIOZIE.

30Mi dispiace per i Friulani, ma i loro amministratori hanno vinto un premio nella speciale classifica “Idiozie stradali 2013”.
In che modo? Imponendo un limite di velocità di 30 km/h su tutte le rotatorie della regione, siano realizzate attorno ad un vaso di fiori (e può aver un senso) o lungo il tracciato della ex Statale 13, larghe ed enormi (quindi senza senso).
Vi invito tutti a percorrerle a QUELLA VELOCITA’, tenendo conto che il limite inizia ben prima la rotatoria e continua un pò dopo, e invito particolarmente quelli che ritengono che i limiti restrittivi vadano bene, sempre e comunque, come se la cosa non li riguardasse.
Quindi automobile a passo d’uomo, praticamente fermi, traffico bloccato. Ricordo, per chi ha bisogno di paragoni per capire, che un ciclista sportivo corre anche oltre questa velocità.
Ricordo che le contravvenzioni conseguenti a questa idiozia possono essere “elevate” anche a probi cittadini, non solo ai delinquenti-estracomunitari-drogati-ubriachi, che poi sono quelli che ci rimettono meno perchè non pagano, non hanno patente, non hanno assicurazione: non hanno cioè vita civile.
Ho trovato un articolo di Giovanni Valentini, giornalista di Repubblica, che spiega in maniera esemplare la questione sotto l’aspetto del vivere civile e del rapporto Stato e Cittadini, del quale riprendo uno stralcio: “Non c’è convivenza civile senza regole e non c’è circolazione stradale senza limiti, obblighi o divieti. Ma questi, per essere effettivamente rispettati, devono essere ragionevoli, proporzionati, praticabili. Altrimenti, rischiano di essere sistematicamente trasgrediti, dando luogo a violazioni, contestazioni, sanzioni, multe e ricorsi. È quello che di solito accade, appunto, per i limiti di velocità. Essi, come tutte le regole, devono essere codificati con razionalità e buon senso. In caso contrario, non li rispetta nessuno. O comunque li rispettano in pochi, con il risultato di intasare la circolazione stradale”.

Smettetela. Lasciateci vivere.

POVERETTA, QUANTO MI DISPIACE.

Sul serio, mi dispiace.
L’altra sera, grazie a quel caleidoscopio informativo che è il TG2 e mentre stavo preparando la pasta, mi arriva in sottofondo la notizia che Michelle Obama si sente sola.
Si, dice, è dura dover organizzare da sola la vita delle due figlie: ad esempio, scegliere la scuola di danza oppure organizzare la festicciola del sabato, senza un marito con il quale confrontarsi.
La moglie del Presidente degli Stati Uniti d’America si lamenta perchè il marito non è casa alle 20, in ciabatte?
Ha staff di professionisti che sostengono la sua vita 24 ore su 24 in termini di sicurezza, consulenza, servizi. Ha denaro, privilegi, cortigiani e… psicologi.
Sono rimasto incredulo.
Ma non perchè il marito non c’è mai – forse deve occuparsi del paese più potente al mondo – ma perchè non c’è limite all’egoismo.
Si, egoismo. Il solito ricatto della moglie “da sola” con i figli.
Il pensiero è corso a quelle donne e madri che sbarcano il lunario con redditi minimi e problemi di ben altra gravità, con mariti che sono fuori per lavoro 12 ore al giorno per cui non ci sono comunque, neanche per fare spesa al Prix o al Lidl…
Poveretta, quanto mi dispiace.

DRONI DA COMBATTIMENTO

cyborgRimango sempre basito quando vedo alla Tv, in un pubblico confronto,  una qualsiasi attivista della Destra Populista Italiana.
Una tipologia di donna politica meta-costruita in laboratorio, sicuramente frutto di una selezione tra soggetti con spiccate caratteristiche di combattività.
Le prime serie di Cyborg fanno sorridere rispetto alle ultime: mi viene in mente la simpatica sfacciataggine casereccia dell’Alessandra o la “Signora delle Pappardelle” alias Mariastella, la quale dava sempre l’idea di ripetere tutto a memoria (Ripetere la pappardella, si dice da noi) con la perenne espressione a bocca in giù e gli occhi stretti dietro una montatura d’occhiale abbastanza economica.
Che si favoleggi su apposite scuole di formazione comunicativa questo è tutto da appurare ma neanche tanto improbabile, visto che anche i maschi seguono gli stessi schemi ma con meno efficacia.
I droni da combattimento hanno un software che fa interagire:
– la teoria del complotto contro Mister B.;
– l’assoluta mancanza di responsabilità e colpe – pur avendo governato nel modo che tutti sappiamo – perchè è stato l’avversario a impedire il bene;
– l’auto investitura ad unici rappresentanti di valori importanti (libertà, gioia, amore, ricchezza, bellezza) espressi abilmente anche in modo subliminale, per cui chi è contro diventa invidioso, gretto, misero;
– la delegittimazione dell’altro in ogni modo e in ogni dove;
– lo sdegno borghese quando serve, a rinforzo.

Mescoliamo il tutto con le 10 strategie della manipolazione attraverso i mass media – di Noam Chomsky – e Oplà, ecco a voi la comunicazione politica della Destra Populista Italiana.
Link: http://www.ilnuovomondo.it/artmanipolazionemediatica.htm

I droni da combattimento dotati di loquela infinita che non ha bisogno di respirazione, e senza alterazione del battito cardiaco, scendono nelle arene politiche e si muovono come dei Predator, stendendo tutti.
Link, alcuni dei tanti:
http://video.gelocal.it/altoadige/mondo/lite-furibonda-in-tv-tra-michaela-biancofiore-e-pippo-civati/16679/16685
http://www.youtube.com/watch?v=5ZpnVykjmbI&feature=player_embedded
Se proprio proprio il livello di energia del sistema è ai minimi e si rischia il reboot, l’ultima arma è dire: “Ricordati che stai parlando con una donna”.

Chiaro che tutto questo a noi – di destra o di sinistra – non servirà mai.
Fino a quanto potremo permettercelo? (Domanda retorica, ma mi serviva chiudere il post).

ANDARE OLTRE, NON SEMPRE È IL CASO

Conosco un posto isolato, lungo il Fiume Piave, in Comune di Maserada sul Piave (TV): un luogo che si raggiunge a piedi o in bicicletta, dentro l’area golenale del fiume, percorrendo stradine tra boschi e sassi.
Questo luogo ha un fascino particolare. Sotto un albero vi è una panchina in ferro, che appare del tutto inaspettata lì, proprio in quel punto.
L’albero, un pioppo, ospita un capitello votivo, dedicato alla Madonna, attorno al quale sono appesi oggetti, piccole testimonianze di fede.
Il silenzio è totale: c’è solo il fruscio del vento che genera spesso degli strani mulinelli che alzano le foglie, e la vista spazia su tanta terra e cielo.
E’ un luogo di meditazione e di pace, inquietante se lo si considera per il suo isolamento ma mai percepito pericoloso.
Una volta all’anno, non per santificare una ricorrenza ma per il poco tempo che ho a disposizione, lo raggiungo in bicicletta – sono circa 15 km da Treviso – mi fermo un po’ e poi ritorno per la stessa strada, dentro l’area golenale.
Il prosieguo del viaggio non l’ho mai considerato: non mi interessava sapere dove mi avrebbe portato, mi bastava fermarmi lì immaginando solo che quella strada avrebbe potuto condurmi in altri posti, magari analoghi, magari più belli.
Una stazione terminale della fantasia.
Quest’anno ho sbagliato: ho voluto andare oltre e proseguire avanti per quella strada, per sapere.
Il paesaggio è ben presto cambiato in una banalissima periferia di campagna, senza nulla di più. La mia fantasia l’aveva invece immaginato diverso, più bello, più misterioso.
Pensiamoci. Voler andare oltre, in molti settori della vita, non sempre è il caso.