POVERETTA, QUANTO MI DISPIACE.

Sul serio, mi dispiace.
L’altra sera, grazie a quel caleidoscopio informativo che è il TG2 e mentre stavo preparando la pasta, mi arriva in sottofondo la notizia che Michelle Obama si sente sola.
Si, dice, è dura dover organizzare da sola la vita delle due figlie: ad esempio, scegliere la scuola di danza oppure organizzare la festicciola del sabato, senza un marito con il quale confrontarsi.
La moglie del Presidente degli Stati Uniti d’America si lamenta perchè il marito non è casa alle 20, in ciabatte?
Ha staff di professionisti che sostengono la sua vita 24 ore su 24 in termini di sicurezza, consulenza, servizi. Ha denaro, privilegi, cortigiani e… psicologi.
Sono rimasto incredulo.
Ma non perchè il marito non c’è mai – forse deve occuparsi del paese più potente al mondo – ma perchè non c’è limite all’egoismo.
Si, egoismo. Il solito ricatto della moglie “da sola” con i figli.
Il pensiero è corso a quelle donne e madri che sbarcano il lunario con redditi minimi e problemi di ben altra gravità, con mariti che sono fuori per lavoro 12 ore al giorno per cui non ci sono comunque, neanche per fare spesa al Prix o al Lidl…
Poveretta, quanto mi dispiace.

ANDARE OLTRE, NON SEMPRE È IL CASO

Conosco un posto isolato, lungo il Fiume Piave, in Comune di Maserada sul Piave (TV): un luogo che si raggiunge a piedi o in bicicletta, dentro l’area golenale del fiume, percorrendo stradine tra boschi e sassi.
Questo luogo ha un fascino particolare. Sotto un albero vi è una panchina in ferro, che appare del tutto inaspettata lì, proprio in quel punto.
L’albero, un pioppo, ospita un capitello votivo, dedicato alla Madonna, attorno al quale sono appesi oggetti, piccole testimonianze di fede.
Il silenzio è totale: c’è solo il fruscio del vento che genera spesso degli strani mulinelli che alzano le foglie, e la vista spazia su tanta terra e cielo.
E’ un luogo di meditazione e di pace, inquietante se lo si considera per il suo isolamento ma mai percepito pericoloso.
Una volta all’anno, non per santificare una ricorrenza ma per il poco tempo che ho a disposizione, lo raggiungo in bicicletta – sono circa 15 km da Treviso – mi fermo un po’ e poi ritorno per la stessa strada, dentro l’area golenale.
Il prosieguo del viaggio non l’ho mai considerato: non mi interessava sapere dove mi avrebbe portato, mi bastava fermarmi lì immaginando solo che quella strada avrebbe potuto condurmi in altri posti, magari analoghi, magari più belli.
Una stazione terminale della fantasia.
Quest’anno ho sbagliato: ho voluto andare oltre e proseguire avanti per quella strada, per sapere.
Il paesaggio è ben presto cambiato in una banalissima periferia di campagna, senza nulla di più. La mia fantasia l’aveva invece immaginato diverso, più bello, più misterioso.
Pensiamoci. Voler andare oltre, in molti settori della vita, non sempre è il caso.